Johann Sebastian Bach: tutte le Cantate

L'attualità di un “inattuale”

Rompere il cerchio, opporsi in qualche modo all'ormai desolante assenza dell'educazione musicale, in pratica quasi inesistente nelle scuole italiane:
una situazione che si riflette pesantemente sulla formazione del pubblico
e condiziona di conseguenza negativamente il mercato editoriale.
Questo l'imperativo categorico, dunque, per quanti sentono come urgente il bisogno di rinverdire la passata tradizione musicale ed offrire un sostegno ai bisogni
di conoscenza di chi non si accontenta di navigare a vista.
Correlato a ciò e in un'analoga contraddizione pure la situazione del settore strumentale italiano, in cui fioriscono delle personalità solistiche e bacchette direttoriali, dei complessi cameristici, delle orchestre specializzate,
specie quelle del repertorio barocco, che però trovano la loro collocazione
prima all'estero che in patria.
In sostanza, come la prassi musicale sembra nonostante tutto risorgere dalle ceneri, così per fortuna, spulciando con attenzione nel campo della musicologia, si trovano ancora degli studiosi seri e preparati a cui rivolgersi per poter avere a disposizione delle opere di vasto respiro, formulate con l'intento di costituire il tessuto connettivo di una biblioteca di base non solo del musicologo, ma anche di quella dedicata
alla fortunatamente non limitata parte del pubblico di audiofili esigenti.
Tra queste pubblicazioni spicca un'iniziativa che – non a caso, come si vedrà –
è nata, in un contesto mitteleuropeo triestino.
Si tratta dell'impegnativo lavoro dovuto a Bruno Bianco e Manlio Flora:
“Johann Sebastian Bach. Tutte la Cantate” (Luglio Editore, Trieste 2009),
che si segnala subito per un notevole valore intrinseco, in quanto oltre a contenere
i testi di tutte le Cantate sacre e profane del grande Kantor in lingua originale
e traduzione italiana correlata, con schede introduttive e note alle singoli composizioni, rappresenta soprattutto la prima edizione completa italiana. Per ciò stesso è da augurare a quest'opera il più grande successo, come una forma promozionale per degli ascolti e studi consapevoli, dato che le Cantate di Bach costituiscono tuttora un terreno che definirlo ostico per il pubblico italiano rappresenta un eufemismo: quasi non esiste infatti occasione di ascoltarle, se non per episodiche eccezioni, dovendo ricorrere, per goderle, ai propri vecchi vinili o ai CD... Le ragioni? Problemi di organici musicali da assemblare e di prassi esecutiva, per non parlare dell'assenza tra noi per l'appunto di uno strumento più approfondito del solito scarno libretto illustrativo allegato alle registrazioni discografiche.
Per riempire, almeno parzialmente, questo vuoto era partita nel 2005 dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, come eco di quanto svolto altrove e come postludio di una serie di trasmissioni dell'ormai compianto Terzo Programma RAI (Alberto Basso, alcuni anni prima, aveva presentato agli ascoltatori il corpus delle Cantate bachiane ordinate secondo l'anno liturgico), un progetto di ascolti guidati, per offrire qualche succoso assaggio del monumento spesso sconosciuto, rappresentato dalle Cantate di Johann Sebastian Bach. Invitato a guidare
il pubblico alla scoperta era stato per l'occasione proprio il prof. Bruno Bianco, già docente di Storia della Filosofia presso l'Università di Trieste e autore di numerose pubblicazioni specialistiche sulla cultura tedesca tra Seicento e Novecento, tra cui importanti studi su Kant e sul Pietismo, contenenti ampi riferimenti musicologici.
Oltre a tutto era appena uscito da un'impresa definibile come parallela a quella attuale. Il tutto gli ha ovviamente offerto lo spunto per intraprendere quest'altra scalata, ora vittoriosa, con la collaborazione preziosa e, visti i risultati, ugualmente meritoria di Manlio Flora, un ingegnere friulano che qualcuno potrebbe pensare
solo “prestato” alla musica, ma che ha avuto al suo attivo la trascrizione e la revisione di partiture manoscritte inedite di autori boemi della fine del Settecento
e del primo Ottocento.
Il merito principale degli autori dei due ponderosi volumi, per un lavoro che
ha richiesto un delicato bilanciamento diacronico e sincronico, è stato quello
di accettare una sfida rischiosa, in una genesi protrattasi per più di tre anni e mezzo di indefessa, costante ed appassionata collazione e stesura, per giungere alla fine all'uscita a stampa di un'opera davvero essenziale per conoscere ed apprezzare
a fondo tutte le oltre 200 cantate bachiane, sopravvissute alle vicende che hanno disperso per tanto tempo le opere del grande “inattuale” com'è stato definito
Johann Sebastian Bach.
I due tomi, non appena aperti, in contrasto con l'apparente monumentalità, colpiscono per l'immediatezza con la quale il lettore può agevolmente immergersi nel cuore delle composizioni esaminate, grazie ad una completezza e profusione delle informazioni, che difficilmente si potrebbe uguagliare, trattandosi di elementi altrove o dispersi o solo accennati, mentre qui toccano il tessuto connettivo degli innumerevoli capolavori bachiani, nati in un periodo tra i più fecondi della storia della musica.
Lo sottolinea puntualmente la Presentazione, seguita da una vasta Introduzione, saggio che potrebbe figurare da solo come opera a sé stante, ma che si pone come luminoso avvio dell'opera. Vi sono indicate innanzitutto alcune scelte precise: per esempio il fatto di non aver tracciato una storia sulle origini e le caratteristiche della Cantata prima di Bach, per puntare invece in medias res, cioè al necessario approfondimento del loro contesto storico, fin nei loro minimi dettagli, poiché l'apparato di note è assolutamente esaustivo, a partire dalla ricerca delle fonti, prima di tutto dei “libretti” delle Cantate, per passare alla loro struttura, alla ricerca degli spunti originari dei Kirchenlieder, cioè gli inni sacri su cui si basano i Corali, fino ai riferimenti evangelici e biblici contenuti in ognuno dei versi dei testi, nello stesso tempo risolvendo l'annoso problema della fedeltà della riproduzione testuale, per una traduzione che non tradisse lo spirito in nome della lettera, o quello di un eccesso opposto.
Nello specifico, gli autori seguono il percorso del grande musicista, partendo dal periodo 1706 – 1723, che va dal soggiorno del Maestro da Mühlhausen a Weimar e fino a Köthen, esaminando il problema degli influssi italiani e del cosiddetto eclettismo musicale, presente nelle abitudini dell'epoca, per far partecipare il lettore/ascoltatore all'indubbio ampliamento del registro testuale e musicale nei lavori di Bach nel periodo di Lipsia (1723 – 1750), con la formulazione dell'immenso corpus di cicli annuali (gli Jahrgänge), per districare i quali si entra in un vero e proprio labirinto. Ma bisogna sottolineare che i due autori ne escono davvero vittoriosi, non prima però di aver percorso l'itinerario parallelo e non meno sorprendente delle Cantate profane, riuscendo ad offrirci così un'opera che può ben a ragione collocarsi non solo tra quelle di punta della musicologia italiana, ma che riesce a ben figurare tra i primi posti pure della Bachforschung internazionale.
Trieste, 10 gennaio 2010

Arte & Cultura
Trieste, febbraio 2010

 
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